” Gran parte degli autori di I Simpson ha una formazione scientifica, ragion per cui gli episodi sono costellati, addirittura intrisi, di riferimenti ai traguardi della ricerca e all’attualità tecnico-scientifica: nucleare, emergenza rifiuti, psicofarmaci per bambini, Viagra, OGM, missioni spaziali. C’è persino il dibattito tra evoluzionisti e creazionisti. Se non bastasse, spesso (ed è proprio il caso di dirlo: volentieri) scienziati famosi si sono prestati a feroci caricature animate. ”

IBS

” Dopo aver letto questo libro non ne sapremo di più in fisica, matematica o in qualsiasi altra disciplina, afferma Malaspina. Tuttavia, La scienza dei Simpson rappresenta una lettura che, oltre a essere piacevole, promette effetti collaterali interessanti. In realtà, più che di scienza e tecnologia, il libro tratta del rapporto scienza/società attraverso lo specchio di un cartone animato colto e che potremmo definire “per adulti”. Non nel senso sexy del termine (anche se si parla di viagra e contraccettivi), ma piuttosto perché mette a fuoco una collezione di atteggiamenti radicati e pregiudiziali su questioni molto controverse e delicate. I Simpson stanno alla società statunitense contemporanea, e quindi in buona misura anche a quella europea, come Alberto Sordi in qualche modo era il campione di quella italiana del dopoguerra e del boom economico: una carosello di difetti, egoismi, grandi e piccole meschinerie conditi con molta umanità. Ma i Simpson sono una famiglia (dove si obbedisce alle leggi della termodinamica, come sostiene il capofamiglia Homert), una costellazione di personaggi che mette a nudo gran parte delle crudeli e affettuose relazioni familiari.
Ma ecco quali sono gli effetti collaterali dichiarati: intensificazione dello scetticismo, aumento dell’indice d’approccio critico, esercizio del pensiero libero, ma anche la soddisfazione di qualche piccola curiosità scientifica, come quella delle apparizioni subliminali di formule di complessi teoremi (come una quasi soluzione dell’ultimo di Fermat). Malaspina ci svela con gusto questi retroscena scientifici-tecnologici e ci informa che non a caso gran parte degli autori dei Simpson ha una formazione scientifica, come Al Jean e Keen Keeler, George Meyer, Jeff Westbrook, David Cohen e Matt Warburton, tutti laureati a Harvard, alcuni con tanto di PhD, rispettivamente in matematica i primi due, biochimica, neuroscienze e gli ultimi due in fisica. E l’elenco non è certo completo.
I Simpson, che secondo l’astrofisico Stephen Hawking è il miglior programma mai trasmesso in televisione, non perdono quasi mai l’occasione di affrontare le emergenze scientifico-tecnologiche tipiche della nostra epoca, spesso con largo e pionieristico anticipo: da quella ambientale a quella energetica, dal problema dell’alimentazione e della dieta in una società ormai oppressa e manipolata dalla pubblicità (Super Slurp, uno sciroppo dal tasso glicemico ipervertiginoso), a quella dei farmaci (psico ma non solo) per adulti e piccini, dall’energia nucleare (Homert lavora nella centrale di Springfield, il piccolo mondo dei Simpson) al dibattito evoluzionisti/creazionisti. Niente da dire, si tratta di un bello spaccato d’umanità evoluta nei consumi, ma in piena fase involutiva negli atteggiamenti e nelle relazioni.
I Simpson, anche se è un prodotto statunitense, saranno certo molto apprezzati dai responsabili del progetto Earthwake (www.earthwake.eu), finanziato dalla Commissione europea, che si occupa di come scienza e tecnologia siano trattati fuori dai programmi tv tradizionalmente delegati a questo compito, come i documentari e i magazine televisivi di divulgazione.
Marco Malaspina ci accompagna in un viaggio scienza-società con competenza e con l’entusiasmo di un fan che non rinuncia però all’atteggiamento critico. Val la pena leggerlo, questo libro, perché è divertente (e val sempre la pena di divertirsi) e perché ci aiuta a “leggere” la tv da un altro punto di vista. “

Pino Zappalà

Potete sfogliare il libro gratis su Google Books

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