“La vera «porcata» di Mirafiori sta nel fatto che la grande impresa, il governo…, i partiti, i sindacati, le istituzioni scaricano su 5400 lavoratori la responsabilità di decidere su qualche cosa che va ben oltre il confine della loro fabbrica, il loro posto, il loro salario. Si gioca il futuro delle relazioni tra capitale e lavoro, tra impresa e dipendenti, si altera il tessuto faticosamente costruito e difeso per tenere assieme, democraticamente, le ragioni dell’impresa accanto alle aspirazioni dei lavoratori. E il motore di questa «modernizzazione» non è il parlamento, non è il governo, non è Confindustria. No, tutti aspettano che siano gli operai di Mirafiori, dopo quelli di Pomigliano, a decidere la svolta, a togliere le castagne dal fuoco, attraverso un referendum imposto in fretta e furia da Marchionne che, come ha ben scritto ieri Stefano Rodotà su Repubblica, prevede un solo esito:il successo del sì altrimenti il manager dei due mondi se ne va. ” di Rinaldo Gianola

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