Lo spettacolo “DONNE CHE VOGLIONO TUTTO” di Rosario Galli,  regia di Luigi Russo con Rosario Galli, Pia Engleberth, Patricia Vezzuli, Gabriele Galli, Danila Stalteri è in breve una leggerissima commedia, divertente ed esci dal teatro con una velata voglia di ridere.

Il tema principale non sono le donne. La seguente descrizione non mi sembra attinente allo spettacolo:

“Una storia di donne, di certe donne , quelle con l’ansia di fare tutto, senza tregua, senza respiro: un viaggio in Tibet perché una voce ti chiama, il week end alle terme, la biciclettata in campagna, il sabato a pranzo con papà che cucina la pajata, trovare fidanzati non impegnativi, e soprattutto quando ci si è stancate di correre… fare un figlio!
E non importa se da sole o con un uomo, non importa se si è superata l’età biologica… e si hanno 40 o 50 anni, tanto c’è la scienza che consente tutto.

Una storia di uomini, di certi uomini, quelli che perdono tempo a parlare di… Epicuro, il filosofo più equivocato e malinteso, sperando che serva a far incuriosire qualcuno che magari avrà voglia di rileggere ciò che scriveva.
Venite a vederlo, sarà divertente!”

In verità il tema principale è la musica.

Nessun tema viene sviluppato in particolar modo e resta tutto un po superficiale.

Lo spettacolo inizia con marito e compagna coinvolti in una discussione  tragicomica, in casa, un po banale e lenta . Lui interpreta lo stereotipo del maschio annoiato, noioso, deluso dal mondo e dalla vita ma con ancora qualche speranza di cambiarla, lei un po esaurita, fondamentalmente serva del suo uomo che al tempo stesso domina dunque è quasi schiava di se stessa.

Entra in scena il figlio  muto, il classico adolescente in crisi mistica, soffocato dalle proiezioni del padre su di se.

Entra in scena una ragazza pazzarella, che sente le voci, che è stata in Tibet 1 mese e ora vuole un figlio.

Entra in scena un tassinara romana coatta che pensa al calcio, si crede cantante e “vole scopà”.

Al termine dello spettacolo, che non manca di colpi di scena, con scenografie a tratti suggestive e divertenti, seppur basate su scene di sesso in chiave demenziale, vince la superficialità sulla profondità, Epicuro viene desclinato in un contesto di massa.

A guardar bene si riesce a vedere anche una patata, la figa di una bella ragazza, la pazzarella di Latina che sente le voci, la “giovane bella e sexy” dello spettacolo. Uscendo dal teatro mi è tornata in mente Belen, quando scendendo le scale al Sanremo, ha mostrato la sua farfalla tatuata sull’inguine, come se non avesse le mutande. Il degrado culturale lo troviamo in TV e anche nel cinema, tutti criticano il sistema di cui però han deciso di far parte.

Difficile cogliere le differenze, a tal punto che alla fine ci si domanda anche se effettivamente queste differenze di contenuti e sostanza ci siano effettivamente, o se siano invece solo frutto della nostra fantasia.

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