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è la notte il momento che dedico a me stesso. Lo sguardo filtrato dalla visiera bagnata, il ticchettio delle gocce sul casco mi fa compagnia. Sulle strade della città eterna, quando è notte, passano macchine curiose di capire cose fai in quel momento tu, lì, in moto, si chiedono chi sei e perché vaghi sotto la pioggia, con il freddo che c’è. Dovrebbero saperlo che la temperatura di Roma d’inverno è calda rispetto ai paesi veramente freddi. Il semaforo diventa verde, riprendiamo ognuno la propria marcia verso i propri nidi d’amore, ma è presto per me, io volo ancora un po’, mi piace passare del tempo con me stesso quando la città finalmente si addormenta e lascia spazio al mio amato silenzio. E’ rosso. Rallentiamo fino a fermarci, sempre curiosi ci scambiamo gli sguardi tra visiera e finestrini. La curiosità mi porta ad alzare la visiera ormai appannata, ho bisogno di libertà, cerco l’immensità, alzo lo sguardo e trovo il cielo: la magia. Davanti ai miei occhi soffici gocce, come fossero neve, scendono lente sui mio volto, entrano nel casco, si posano sugli occhiali da vista, qualcuna più coraggiosa si spinge fino alle mie labbra. E’ incredibile. Non mi era mai capitato di guardare il cielo quando piove, di notte, per strada, la luce dei lampioni si propaga nell’umidità densa, come fossimo in un lungo istante surreale, onirico. Io amo, io esisto, io sono questo e questa è una parentesi di questa straordinaria notte, questa è una parentesi della mia ordinaria vita.

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